(DE)GENERI: Storie di identità plurime

Una serie di ritratti, di racconti e divagazioni sul filo dell'individualita' e dell'identita' di genere.

(DE)GENERI è un work in progress...il racconto di un'idea che si precisa e si modifica nel corso del tempo, e continuerà cerrtamente ad accompagnarmi un po'.

Da piccolo ero un ragazzino timido, silenzioso, riservato, remissivo. Una madre apprensiva, una salute cagionevole e un corpo che si sviluppava malgovernato dal disordine alimentare. Una premessa desolante al momento di affrontare il confronto con la narrativa prevalente sul mio genere sessuale.

Assertività, estroversione, sicurezza, forza, decisione. La propensione a prendere quello che si vuole. Tutte caratteristiche riconosciute o, a volte, rimproverate al ‘maschio cis’: a lungo il paradigma della virilità. Difficile da far combaciare con una certa mia delicatezza, la mia riservatezza, la mia remissività, la mia oblatività, come tu chiamavi il mio viziaccio di ‘guadagnarmi’ affetto, Silvia. Quanto mi manchi ancora!

Nascere biologicamente maschio e crescere con un’emotività quasi femminile cosa fa di te? Un frocio, diceva Maria: una compagna delle medie. Sono sicuro che lei non se ne ricorda: parole senza importanza buttate lì  una mattina di primavera del 1981. A me però sono rimaste dentro. Ed è rimasta dentro la domanda, che mi ha accompagnato lunghi anni, durante i quali ho continuato a interrogarmi  confusamente, sbrogliando faticosamente una groviglio di emozioni: quando con sgomento, quando con dolore, quando con rabbia.

Quando ho cominciato a interrogarmi, il ‘genere’  non era un problema, un tema da discutere. Nascevi maschio/uomo o femmina/donna, con le inevitabili – rarissime – eccezioni. Parole come transgender, genderlessno-gender, gender-fluid, non-binario erano pura fantascienza.

 Eppure, da sempre, moltissimi individui irriducibili alle semplici etichette ( disadattati, si sarebbe detto e si diceva ) nascevano, crescevano nella confusione, nel sospetto, nel rifiuto e nonostante tutto vivevano, si amavano, si lasciavano, morivano. Come gli altri. Divisi e mal sopportati, vivevano lo stesso destino. 

Sono nato biologicamente maschio. Posso confermarlo, scientificamente. Nella frenesia medicinale di mia madre non mi è stato risparmiato neppure lo strazio delle analisi genetiche. Oltre la genetica, però, la narrativa che meglio racconta le mie emozioni è soprattutto femminile. Si direbbe che Maria abbia presentito qualcosa che a me non era ancora chiaro, allora, ma la trafila di  esperienze alle quali mi son voluto abbandonare non mi ha mai consentito di chiuderla lì, quella domanda, accomodandomi nella rassicurazione della classificazione.

Nascere biologicamente maschio e crescere con un’emotività quasi femminile cosa fa di te?  Passati i cinquant’anni, l’unica risposta che riesco a darmi è…Gian Luca. Questa combinazione altalenante, tra le mille possibili, oltre ogni semplificazione ed etichetta. 

Genericamente maschio ( la mia biologia, almeno quella, non mi è mai andata stretta) , emotivamente e psicologicamente ‘plurimo’ , un corpo capace di desiderare e di gioire di uomini e di donne , un cuore che desidera amare solamente donne. Una persona che, nonostante le contraddizioni, tenacemente continua a pensarsi e a sentirsi ‘uomo’.

Una persona – un uomo, nel mio caso  – è la risultante di un campo di forze, mai di una solamente. E ogni persona è un po’ come la somma vettoriale di quel campo: una cifra unica, uguale a nessun’altra. Maschile e femminile, da soli, puri…semplicemente non esistono. Sono un po’ i due poli tra i quali ci tutti muoviamo  quotidianamente: mai uguali agli altri se non nella diversità che ci accomuna. Mai uguali a noi stessi in ogni momento delle nostre vite.

Data questa lunga premessa, che spero qualcuno potrà superare senza scoraggiarsi, ‘(DE)GENERI’ è un progetto pensato per celebrare questa idea, per raccontare alcune delle possibili declinazioni dell’identità, oltre le secche delle etichette e delle definizioni; per celebrare la plurivocità, la diversità, la tolleranza, la libertà degli uomini e delle donne (e di tutt* l* altr* in mezzo).

E’ cominciato il viaggio: spero di incontrare molt* amic* lungo la strada.

Se anche tu, oggi o nel passato, ti sei misurato con il tuo genere biologico o con la cultura e la narrazione più comunemente associata ad esso, se ti stanno strette le definizioni e la ‘parte in commedia’ che gli altri pretenderebbero di cucirti addosso, se hai imparato o stai imparando a costruirti giorno dopo giorno, liberamente…vorrei conoscerti e raccontarti attraverso le mie immagini. Partecipa compilando questo modulo (tutti i tuoi dati saranno trattati nel rigoroso rispetto della privacy).

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